Diocane
Sto sorridendo adesso, mentre scrivo guardando distrattamente sia la tastiera che l'interlocutore di turno. Non sto ascoltando. Non ascolto più da qualche ora. E, udite udite, scrivo in tempo reale. Niente ripescaggi dal passato oggi. Sto sorridendo mentre ucciderei per un pò di silenzio. Nella mia mente slideshow di atti violenti facilitano la catarsi. Ho mal di testa e non sono tranquilla.
GlamO'drama #7

Svegliarsi accanto a te.
Il letto è freddo. È un mattino di Marzo. Che graffia. La notte non ha lasciato profumi. Un battito d’ali s’accascia. Si bagna. E bacio una coscia del tuo corpo anemico.
Vorrei… vorrei… affondare le mani nel tuo amore dischiuso per me, come un fiore, grande, che svuoto. Lascio scivolare via la tenerezza di ogni volta che corri a leccare le mie ferite e allargo la cassa toracica per rientrare in questo Corpo non mio. Più umano.
Chiudi gli occhi. Non fissarmi.
Svegliarsi accanto a lui.
Voglio una carta assorbente che s’impregni della mia rabbia.
E ti bacio tra le cosce e non voglio che te ne vai. Voglio massacrarti a mani nude e leccare il sangue caldo non coagulato che scivola via dal dorso della mia mano. Voglio tamponarti la piaga con la mia rabbia. Come Atropo recidi il mio filo. Disintegrando legami mai nati, mai spenti. Sognati. Piccolo sfregio sul lato sinistro del petto. Il morbo corrode le vene. E brucia. S'appiglia, s’impiglia alle fiamme. E brucia. Consumo il mio corpo e latente ragione evapora piano. Come Atropo recidi il mio filo. L’ultimo appiglio alla crosta del cuore.
Vaffanculo.
M’hai reso una cagna perfetta. Iniziata al distacco aprendo le cosce mi lascio cadere. Nel buio del mio stesso corpo. Inseguo qualcosa di vergine per non soffocare. Che sia un organo, un liquido, un osso. Se potessi tagliarmi le mani, asportar la vagina e cavare questi occhi. Per affievolire ricordi e speranze. Per deporre nella pietra passioni. Crocifisse al tuo albero gelido. Al tuo cazzo trionfante.
Mi sento terribilmente sporca.
blablabla

In quanto a me, ci sono molte cose da sapere: adoro il gelato. Soprattutto nei toni del rosa e pieno di fragole, mirtilli e foglioline di menta. Adoro la cioccolata, le scarpe, i rossetti, Bette Davis. Adoro tagliare il pesce crudo e mangiarlo con le mani. E Coco Chanel. Ed il mio culo. Adoro quando di notte indossiamo tacchi altissimi coordinati a pochette scintillanti. Adoro quando le tisane riescono a purificare anche l'anima. E fare l'amore fino al mattino nel letto di qualcuno a cui riesci anche ad addormentarti vicino. Senza schifarti. Adoro cucinare, nutrire. Avvelenarmi. Adoro le tue labbra. Succhiare. Succhiami.
Panna-fragola lolli-pop girl.
A pranzo mentre ascolto musica e fisso lo schermo del portatile.
Incastro il piatto sulle gambe incrociate e cerco di non sporcare le lenzuola, mentre lecco il collo slanciato del cucchiaino ancora sporco di Nutella. E pensare che da bambina adoravo il week end, quando il parentame più prossimo veniva invitato a pranzo a casa dei miei nonni.
Tutte le domeniche non senza una certa monotona sorpresa.
Ora, immaginateci tutti seduti al tavolo rotondo del soggiorno,comprese le zie e i nipotini- fastidio, compresi il padre il Duce e la madre che non realizza perché è sempre tutto bello e felice e gioioso. Immaginate i piatti della nonna, unti, pesanti, ogni domenica gli stessi piatti per anni, anni ed anni. Nonna, la mia estetista ti odia, lo sai? Paladina della cellulite in gonnella. Nonna, che vieni ogni mattina a mezzogiorno a chiedermi se ho mangiato, mentre la mia testa vorrebbe che il cuscino la risucchiasse nel silenzio e lo stomaco viaggia su binari paralleli alla coerenza fisica. Si, nonna, ho mangiato.
I don't like the drugs but the drugs like me

Grigio perla vomitato da seppie intramolecolari s'insinua nel mio cranio sbiadendo i liquami. Sto quasi bene.
Magic Chemistry.
Risucchia i colori e li proietta un prisma perverso sulla luna del mio viso candido: è un bombardamento cromatico a cui mi sottrae l'ecatombe umida e incolore del mio dentro.
Addio version 2.0
Lasciarti andare,
come il buio che all'alba la mia stanza
non stringe mai tanto da impedirne che fugga,
lasciarti andare come le stelle assorbite dal bianco
proprio quando mi chiedo se il giorno non sia
a derubare la notte, e il silenzio...
Lasciarti andare, col tuo corpo negli occhi,
come l'amore appena appagato,
proprio come l'amore, nella voce le labbra, tra le mani le prime parole,
tenere gemme sulle mie fronde secche,
e proprio come l'amore incidere
i tuoi lineamenti nel ricordo,
quando mi chiedo se il giorno non sia
a massacrare uno ad uno
i momenti in cui mi hai detto: Siamo.
La carne Ë fredda, ma allora dimmi perchË
il tuo corpo Ë il fuoco dell'inverno,
e le labbra il brivido e la febbre del mio ventre,
dimmi perchË
la carne Ë fredda ed io respiro il tuo calore
mentre intorno tutto non vuole continuare, fermo,
nel momento in cui
solo il tuo respiro
esiste, ed il mio bacio che lo cerca.
Settembre 2008
come il buio che all'alba la mia stanza
non stringe mai tanto da impedirne che fugga,
lasciarti andare come le stelle assorbite dal bianco
proprio quando mi chiedo se il giorno non sia
a derubare la notte, e il silenzio...
Lasciarti andare, col tuo corpo negli occhi,
come l'amore appena appagato,
proprio come l'amore, nella voce le labbra, tra le mani le prime parole,
tenere gemme sulle mie fronde secche,
e proprio come l'amore incidere
i tuoi lineamenti nel ricordo,
quando mi chiedo se il giorno non sia
a massacrare uno ad uno
i momenti in cui mi hai detto: Siamo.
La carne Ë fredda, ma allora dimmi perchË
il tuo corpo Ë il fuoco dell'inverno,
e le labbra il brivido e la febbre del mio ventre,
dimmi perchË
la carne Ë fredda ed io respiro il tuo calore
mentre intorno tutto non vuole continuare, fermo,
nel momento in cui
solo il tuo respiro
esiste, ed il mio bacio che lo cerca.
Settembre 2008
GlamO'drama # quanto ero emo da ragazzina

Tramortisco l’incostanza del mi tenero cuore mortificato da lacci bondage tessuti a prigione di carne, affinché mai, mai mi liberassi dalle tue piccole mani bianche. Il cielo nero schiaccia la cassa toracica nella quale sono sepolta. Graviti in questo cielo come gas tossico e m’impregni il fegato gonfio e i bronchi e lo stomaco, confluendo nel cervello in flussi d’allucinazione. Sventrare t’ispira sesso o massacro? Mi sezioni con perfezione chirurgica e poi componi i pezzi in nuove forme: la proiezione del desiderio è un prisma organico che non mi somiglia e scopi con violenza. Sei un uomo o una donna? La mia febbre vomita anatomie corrotte. Il tuo nome è ghiaccio sul mio seno. Il tuo nome è una pistola nella mia gola. Gli angeli sanno e mi additano dai loro palchi. Premi il tuo cazzo su di me, mentre m’abbracci non teneramente. Il tuo cazzo è la pistola nella mia gola. M’hai rubato dall’altare e io t’ho seguito. M’hai indicato il dolore e io l’ho leccato. Nell’angolo della mia cella a cosce chiuse cullo la tua assenza. Only theatre of pain a ripetizione. I’m so tired…
Amami o premi il grilletto.
Specchio specchio delle mie brame...

E arrivi al punto che lo inizi a capire. Stai soffocando. Ti lasci morire. Ininterrotamente e. Come sempre. Bellissima. Fottutamente. Bellissima.
Lasciatemi. Derubatemi e datemi in pasto alle bestie. No. Non è vero, non devo andare avanti per gli altri, sono stanca;
Ma la cipria maschera tutto. Bimba, sei stupenda. Non è vero.
...E cominci ad odiarti.. a mascherare nel nulla il tuo vuoto. Ti senti grumo e poi stella e poi buco. Carnefice e vittima. Mi hai violato l'anima, ora, violami il viso. Autodistruzione. Non sopporto più i tuoi tratti perfetti, Riflesso. Sei turbamento. Dammi al mostruoso. Accarezzami.
Mi avvicino allo specchio. Sei gelida. Accarezzami.
Al buio mi piego. Me genuflessa davanti allo specchio. Specchio, rifletti. Adesso che mi guardi, rifletti. Il rossetto consumato da troppi baci. Ogni segreto è troppo grande. S’annulla. Ogni bacio come un sasso in uno stagno.. onda di brividi che s’apre e si disperde.
Assapora la rabbia.
Mantieni il controllo.
Sorridi.
Lo vedi? sanguino... ma nel mio sangue, Riflesso, non penetri. non riesci a toccare... non riesci a toccarmi, a sporcarti di me.
E cosÏ ci guardiamo rialzarci e sorridere. Sempre più giù. Sempre più strette. Non possiamo sentirci. Sono queste, le porte della percezione? Aprile. Murate. Stringo i denti. Che cosa siamo, se non di fanciulle siamesi alienazioni diverse?
E adesso bastardo, rifletti.
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