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I don't like the drugs but the drugs like me


Grigio perla vomitato da seppie intramolecolari s'insinua nel mio cranio sbiadendo i liquami. Sto quasi bene.
Magic Chemistry.
Risucchia i colori e li proietta un prisma perverso sulla luna del mio viso candido: è un bombardamento cromatico a cui mi sottrae l'ecatombe umida e incolore del mio dentro.

GlamO'drama # quanto ero emo da ragazzina


Tramortisco l’incostanza del mi tenero cuore mortificato da lacci bondage tessuti a prigione di carne, affinché mai, mai mi liberassi dalle tue piccole mani bianche. Il cielo nero schiaccia la cassa toracica nella quale sono sepolta. Graviti in questo cielo come gas tossico e m’impregni il fegato gonfio e i bronchi e lo stomaco, confluendo nel cervello in flussi d’allucinazione. Sventrare t’ispira sesso o massacro? Mi sezioni con perfezione chirurgica e poi componi i pezzi in nuove forme: la proiezione del desiderio è un prisma organico che non mi somiglia e scopi con violenza. Sei un uomo o una donna? La mia febbre vomita anatomie corrotte. Il tuo nome è ghiaccio sul mio seno. Il tuo nome è una pistola nella mia gola. Gli angeli sanno e mi additano dai loro palchi. Premi il tuo cazzo su di me, mentre m’abbracci non teneramente. Il tuo cazzo è la pistola nella mia gola. M’hai rubato dall’altare e io t’ho seguito. M’hai indicato il dolore e io l’ho leccato. Nell’angolo della mia cella a cosce chiuse cullo la tua assenza. Only theatre of pain a ripetizione. I’m so tired…
Amami o premi il grilletto.

Specchio specchio delle mie brame...


E arrivi al punto che lo inizi a capire. Stai soffocando. Ti lasci morire. Ininterrotamente e. Come sempre. Bellissima. Fottutamente. Bellissima.
Lasciatemi. Derubatemi e datemi in pasto alle bestie. No. Non è vero, non devo andare avanti per gli altri, sono stanca;
Ma la cipria maschera tutto. Bimba, sei stupenda. Non è vero.
...E cominci ad odiarti.. a mascherare nel nulla il tuo vuoto. Ti senti grumo e poi stella e poi buco. Carnefice e vittima. Mi hai violato l'anima, ora, violami il viso. Autodistruzione. Non sopporto più i tuoi tratti perfetti, Riflesso. Sei turbamento. Dammi al mostruoso. Accarezzami.
Mi avvicino allo specchio. Sei gelida. Accarezzami.
Al buio mi piego. Me genuflessa davanti allo specchio. Specchio, rifletti. Adesso che mi guardi, rifletti. Il rossetto consumato da troppi baci. Ogni segreto è troppo grande. S’annulla. Ogni bacio come un sasso in uno stagno.. onda di brividi che s’apre e si disperde.
Assapora la rabbia.
Mantieni il controllo.
Sorridi.
Lo vedi? sanguino... ma nel mio sangue, Riflesso, non penetri. non riesci a toccare... non riesci a toccarmi, a sporcarti di me.
E cosÏ ci guardiamo rialzarci e sorridere. Sempre più giù. Sempre più strette. Non possiamo sentirci. Sono queste, le porte della percezione? Aprile. Murate. Stringo i denti. Che cosa siamo, se non di fanciulle siamesi alienazioni diverse?

E adesso bastardo, rifletti.

Cerchio

Moltiplica l’incubo. Non c’è l’angolo della penitenza. Sono un uomo e voglio fare penitenza. Voglio accucciarmi all’angolo a nord e rimanere genuflesso. Faccia al Muro. Perdono. Voglio chiedere perdono. Non c’è l’angolo della penitenza. L’incubo. Il perdono. Mi siedo al centro della stanza perché ho paura del perimetro. Dico voglio ricominciare da capo, Cerco l’inizio. Semirette, segmenti. Frammenti. Cerco l’inizio col naso per terra. Fiuto la linea, esamino la forma. Sono un uomo e voglio fare penitenza. Dov’è il mio nuovo inizio, l’origine dei punti? Cammino. La stanza non si interrompe. Muro bianco. Pavimento bianco. Soffitto bianco. Il bianco ha inghiottito la porta. Cammino nel bianco come una macchia. Ero un uomo. L’uomo nasce per trovare angoli. L’angolo della vergogna. L’angolo del perdono. Voglio nascondere la mia faccia. Il cono d’ombra. Tutto è curvo. Tutto si piega. Le linee tramano, la mia pelle trema, s’ammorbidiscono, mi confondo. Ho paura del perimetro. Non posso nascondermi. I vermi aderiscono alle pareti. Le mie ossa non si piegano. Io non sono un verme. Vomito. Una macchia concentrica. C’è una macchia concentrica. Ho vomitato l’incubo. Il cerchio. Si dilata. Concentrico. Nel perimetro, io, la macchia, io, l’intruso. Non c’è l’angolo della salvezza. Non aderisco, le ossa, è colpa delle ossa. Io non sono un verme. Non posso riposare. Lo senti, è assordante il silenzio. Solo gli angoli parlano. Le linee spezzate gridano. Le semirette iniziano a lamentarsi. Il cerchio. È silenzio.

GlamO'drama # scars

Dicono che quella farfalla sia io. Dicono che se l'avessero lasciata andare sarebbe morta su una foglia prima dell'indomani. Io lo so che a mente lucida nessuno si ricorderà più niente. Le mie labbra sono sconosciute come un oracolo. Ti volti e mi dici grazie e te ne vai. Io ti dico resta, uomo senza volto, tu dici ancora mille volte grazie e te ne vai. Io ti dico sei cattivo uomo senza volto. Sei spietatamente cattivo uomo senza volto.
Sono nata con mezzo cuore perchè l'altra metà era un puntaspilli. Il mio corpo è rimasto un bozzolo, il prolungamento a sostegno del mio cranio. Il mio cuore è rimasto un bozzolo in fondo allo stomaco dove ogni tanto qualche lacrima, cade. Questo letto è così familiare che riesco quasi a sentire un odore che non sia il mio, che non sia di fresco, che possa annusare su altre pelli. Io perdo pelli come serpi e non mi evolvo. Io sono sempreverme ed annuso il mio bagliore. Annuso come un animale la follia di questo letto sterile.
Mamma, tu non sai. Tu non mi vedi se non nell'antologia dei tuoi incidenti. Tu non conosci il mio viso. Io sono tridimensionale, mamma, ed ora se non mi facesse male la testa ti griderei di venirmi a cullare nel giaciglio del verme. Ovunque tu sia, mamma. Ovunque. Tutte le ferite si rimarginano, dicono, ma non è vero. Le cicatrici hanno cambiato la fisionomia del mio cuore. Lo modello come un grumo di argilla e mi accorgo che tutto ritorna com'è, ogni grinza, ogni lesione. Sono i miei ospiti.

[...]

...e sognavo, sognavo...Non so più se mi manca il sogno, o se lo maledico. Caro uomo senza volto, guardami in faccia mentre te ne vai. Gli addii sono semplici quando le persone non si guardano. E tu, quale uomo sei? quale donna? Dimmi se portavi una frusta od un fiore. Tante volte incrocerai i miei occhi quante non mi vedrai. Io sono la piccola bambola senza grazia esibita coi porci, sono la bimba tagliata a misura di mostro. Dicono sia una questione di ali. Hanno dimenticato di crescere e così dovrei aspettare quel volo ancora e ancora. Pendo dalle labbra del mio sonno. E se ti dico vattene ti volti e mi dici ancora, e se ti dico resta, dici mille e mille volte grazie e te ne vai. E se ti dico esisti ti spaventi e scappi, ed io qui non posso seguirti da questo giaciglio di carne e tu non hai nome. E se ti dico guardami, scompari.

GlamO'drama #6


Ho camminato fino a inzuppare le mie ossa nella città che annegava in un latrato. Ho camminato fino a sprofondare un pò nei marciapiedi senza barchette, col silenzio immobile dei muri intorno pieni d'aria, e d'acqua. Ho condiviso il respiro lento della città tossica, il profumo dell'ora diversa, le mani umide di un abbraccio verticale. Se ti pieghi a raccogliere i miei capelli, ti prego, recidili come fiori. Ho camminato col sapore in bocca di quelli che hanno fame di riempirsi i polmoni, come gli uccelli se non potessero volare, come il falco cieco, il drago sradicato dalla favola.
Spugna di cemento mi inala un qualche altro condotto d'areazione, e come un acrobata volo via oltre lo sfondo.
Domani mi sveglierò presto e conterò ad una ad una le mie cellule. Voglio che mi siano tutte familiari. Domani sarà pulito e asettico fuori, questo reparto. I pipistrelli hanno preso il posto dei piccioni ora, stanotte, sugli alberi. Li sento ridere. Chissà dove dormono i piccioni. Ho paura di far male a questo marciapiede mentre penso, e mi chiedo anche se lo sa che affogo in un cappotto arrancando nel suo cielo. Il mio è grande come quello degli insetti. Immenso. Non mi sono mai sentita così vicina alla terra. Amo le stelle perché sono lontane.

Muto teatrale



Eccomi qui, dritta davanti a te.
Non ho niente da nascondere, tranne l'incresparsi del mio labbro superiore quando ti volti e non mi guardi [nausea]. Vorrebbe essere un sorriso di quelli affissi a un'espressione murata. Una crepa.
...Una ruga...
Ti dico sono qui, [e rilassa i muscoli del ventre a simulare un corpo gravido].
Dici che sono vuota, ma non guardarmi con quegli occhi.
Non guardarmi con quegli occhi! [grida]
Eccomi, in equilibrio sui miei piedi. Sto muovendo i primi passi, o gli ultimi? Non ho mai capito che si poteva correre. [corre in cerchio]
[si ferma]
Sono una donna.
Potrei essere la tua donna, o la donna di un altro. Le femministe vorrebbero sentir dire la donna di nessuno, ma non fa per me, nessuna donna basta a se stessa.
Fanculo, la vita va mangiata con qualcuno! Ho divorato tanti cuori e ogni volta avevo ancora fame.
Se mi tocchi tra le cosce, mi sentirai umida come dopo aver pianto. Piango tra le cosce, io.
E ho gli occhi asciutti come due bottoni d'osso.
Ti piace quando piango... ti svuoti dentro di me e mi schiaffeggi come fossi la tua dipendente. Ma io non ti sento, non ti conosco. Ti sei mai chiesto cosa fai mentre mi scopi? ti sei mai sentito nel corpo di un nemico? Tu vieni a svuotare il tuo mondo nel mio, ed io non ti accolgo, ti butto appena te ne vai.
Fiuti il mio odore, ti piace, lo so.
Annusi l'eccitazione.
Affiora dalla mia carne pulita qualcosa di sporco.
Carne pulita.
Bianca. Inespressiva. Inodore.
[si stringe in se stessa]
Cresci e cresci e non esplodi mai, ed io ti divoro attraverso me e sei lontano, diverso, estraneo. Guarda le stelle come non si toccano e non si conoscono, e bruciano ognuna per se stessa. L'idrogeno è nocivo, l'idrogeno brucia, l'idrogeno esaurisce. Ti guardo da lontano e lentamente soffoco.

GlamO'drama #5



Robert Smith che canta Picture of you e l’universo che impazzisce con me dentro, come un gatto imprigionato in una lavatrice accesa muore nel suo piccolo uragano elettrico, ed io che dimentico di preparare il pranzo e rimango a cantare con gli occhi immotivatamente lucidi e le cosce scomposte in modo plastico. Succhio gambi di sedano ed è già pomeriggio, cazzo, identico a ieri, ed io ho sete di immortalità.

E stasera esco con un uomo diverso, e lo so che tra capelli e trucco e foto per immortalare i miei vent’anni non riuscirò a combinare niente. Rimpiango il liceo meticolosamente scandito 8.30 – 14.30: Le notti ed i giorni si somigliano, sbiadiscono gli uni negli altri senza definirsi mai e passano a miglior vita come morti bianche.


Quello di stasera è un avvocato basso dal culo carnoso, mi passa a prendere in macchina e mi porta in un appartamento noleggiato traboccante di specchi che sembra vogliano rubarmi l’anima e lasciarmi vuota come la scorza secca di un’arancia. Stasera mi sento impietosa. Lui si inginocchia e blatera parole che non ricordo e supplica ansima si piega come un verme: ed io lo so che gode e che vorrebbe che fossi sua, soltanto sua, nient’altro che sua e lo riempio di calci, il verme, calci ben assestati nel suo ventre poco sodo, e mi tolgo gli stivali per picchiarlo meglio, e striscia davanti a me col sesso umile e turgido, e vorrei che implodesse, che si contorcesse fino a spezzarsi. Il punto è che il mio disprezzo corrode solo me e tutto ciò che ho intorno gira gira e gira nel proprio senso ignorando il mio, e mi sento anche io un piccolo insetto impotente, e non posso ammazzare questa larva dal cazzo inesistente che mi lascia 200 euro sul comodino della stanza e se ne va, ed io già non ascolto più quello che dice mentre si riveste e abbandona la scena come un granchio dopo aver baciato i miei stivali e poi il pavimento ed il bicchiere sporco di rossetto Rouge lacca che mi riempie sempre di tristezza, come una vecchia diva che guarda foto sbiadite della giovinezza.
Apro il frigorifero e bevo del Crystal lasciato lì dal verme. Alcune gocce rigano il mio mento e cadono sul corpetto, lentamente, macchiandolo.
Mi affaccio al balcone e vedo il cielo incerto, grigio smorto, su uno scorcio di città che non mi appartiene, e mi mancano i profili conosciuti adagiati davanti alla mia finestra che non guardo mai ma ci sono sempre, un po’ come i nonni, quando stanno male e ti rendi conto che non gli hai mai detto ti voglio bene.
E questo cielo pesa, nessuna nuvola intacca nessun colore, e sembra l’acquerello pallido di un pittore respinto, che affoga i sentimenti sulla tela opaca e dipinge col petrolio che mi cola addosso.
Torno a casa relativamente presto, mi districo tra le strade pensierosa e svelta mentre la luna alta e sorniona ondeggia dietro i palazzi che circondano il laghetto. Sull’autobus i ragazzi per bene in felpa Guess e pantaloni necessariamente D&G vorrebbero non guardarmi dall’alto dei loro futuri preimpostati ed invece lo fanno perché la ragazzina a fianco probabilmente scopa come mia nonna e puoi scavare un buco nella sabbia umida, è lo stesso, e gli uomini sono animali e le donne sono animali insicuri e non va bene. Ed io li vedo questi protodirigenti a farsi sodomizzare da trans folcloristici e troie datate e venire fino a morirne e poi tornare dalla nel frattempo mogliettina che continua a scopare come mia nonna, solo ogni week end perché in settimana lavora. Questa tristezza mi diverte, e mi distoglie dagli immigrati senza la poesia dei Modena City Ramblers che dal fondo dell'autobus mi lanciano occhiate e li senti puzzare carichi di sesso, e piscio, e sudore e vorrei quasi morire perché la tristezza prima amaramente diverte e poi contagia ed è tutto troppo simile ad una macelleria, invece è il mondo che ti divora, che è sempre affamato e puzza, si decompone, brilla e si trascina ed io con lui, tentando di scappare.
Non ricordo più quand’è stata l’ultima volta che ho tentato di cambiare il mondo.
La città è illuminata come un presepe ateo, e mi va bene così.

GlamO'drama #4


Hai buttato due anni della tua vita piegata su quella merda di cesso e nessuno ti perdonerà mai niente, nessuno ti ridarà mai niente.
Abbuffate compulsive prima d'amore, poi di cazzo, poi ancora di stronzate firmate, di cibo, di associazioni ridicole pro e anti.
E adesso?
Tra poco non avrai più fame di nulla.

Stringi tra le tue braccia questo corpo nuovamente disfatto, solo che adesso lo senti un pò come la fine. Un pò più tuo.

Non è più un estraneo, è solo stanco.
Sei solo stanca.
Stanca.
Sono solo Stanca.
Tanto stanca.

GlamO'drama #3



Dico vaffanculo. Urlo vaffanculo e mi ritrovate a casa nel bagno e mi lavo le mani quasi fino a strapparle. E ancora questa è la mia vita ed io non so come viverla e mentre continuo a non saperlo non la vivo e ancora vaffanculo.
Bimba, gli anni passano.
Perché non ho ricordi? Gli eventi sono scivolati su di me senza attecchire. Da una solitudine all’altra pensavo di sopravvivere e non ho mai capito che la vita era altro. Qualcuno ha succhiato via la mia cognizione delle cose, potrei scopare o guardare un film o comprare cravatte non sentirei la differenza, sospesa in questo stato ovattato di incoscienza in cui il bicchiere non è mezzo pieno ne mezzo vuoto, i suppose.


Devo fermarmi e riprendere fiato.
Il mio ultimo fidanzato ha boicottato la mia vita ed ora si diletta nel letto fresco di una minorenne. Il problema degli uomini sentimentali è che non provano sentimenti reali, ma s' impegnano ad identificare chiunque possa incarnare la loro idea dell’amore nell’amore stesso. Questi innamorati dell’amore hanno donne senza volto, e dimenticano, ricominciano, soffrono, e ricominciano ancora, ed io provo tanta pena e rabbia e rassegnazione e vorrei che dopo di me morissero per l’affronto di ricominciare.
Di sopravvivermi ogni volta.
Mi ha lasciato per cattiva condotta.
Perché io sono romantica soltanto nella perdita.

C’è sempre un punto – dico – dove tutti si fermano ed anche tu ti fermerai. E vorrei che violentassi quel punto con ferocia e mi costringessi a parlare, come un orgasmo doloroso, senza cancelli, e filtri, e limiti, e labirinti. Vorrei metterti in mano il mio cervello e chiederti aiuto. Ma tu non esisti se non quando mi penetri attraverso il cazzo di qualcuno. Ed io che ti chiedo la mutilazione dei miei vent’anni sporchi rimango inascoltata in una pose patetiche mentre gli occhi guardano oltre. Vorrei che mi diceste questo è amore, questo non è amore, questa è dignità, questo è orgoglio, questa è mancanza, questo è perdono. Sono cresciuta ignorando qualsiasi termine di paragone, io non so niente, questo è il mio candore. E conosco soltanto la noia e me stessa da cui qualche stronzo saltuariamente mi distoglie.

Pensiero di oggi/disincanto


mercoledì 12 Gennaio 2011

Piove. Il ponte bagnato come una lingua nera, pende su un esofago salmastro. Adoro camminare sotto la pioggia lungo ponte Marconi, la sera, fino alla metropolitana grigio incubo. Sull'asfalto lascio scivolare i corpi gonfi dei brutti pensieri, la mia mente che non fa pipì da secoli e finalmente può non si trattiene. Sto bene.
L'adolescenza ci ha trascinato ai ventitrè anni a bordo di un vagone Alta Velocità. Siamo scese con l'amaro in bocca e un pò stordite, e quasi sembrano un'anacronismo, ora, le lacrime, le minigonne, l'isteria, l'amore.

GlamO'drama #2



Rew.
Riavvolgi tutto.
Comincia dall'inizio.
Incursioni da overdose permanente in pink alle fragole urlante Cherry soft Cherry soft. Ho gli occhi stanchi. Disintegro i contorni. Dita sudate. Disintegro i profili. Sgranami gli occhi e componi pezzi di carne di collage organico bene assortito. Stampa lo sguardo in serie glitter con ombretti incorporati di vetro frantumato illuminante. Imbarazzante. Chimeriche lenzuola opache come carne di morto. Non mi districo. Non mi districo. Amori tossici. Questo non è un amore vero. È un buco perverso. Bulbi rovesciati e vulve troppo aperte. Questo non è amore vero. Labbra che si spezzano . E scivolare nel ventre appena insieme ad una goccia. Rappresa allo stomaco come un grumo non sono assorbita.
Ok. Dico riprenditi.
Stanotte niente luna. Il quadrato di cielo che la finestra della mia stanza ritaglia è cosparso di stelle: grumi di zucchero sfuggiti alla mano di un pasticcere distratto per glassare un'infinita torta viola.
Sono le tre e venticinque di una domenica sorridente.
Il ragazzo di questa sera era incredibilmente magro e bianco. Penso alla sua pelle senza peli. Vomito un po’ e bevo dal cartone del latte. Ha la mia età e so già che non lo rivedrò, scrive poesie mediocri e parla troppo. E troppo in fretta. Io gli dico calmati, sta calmo, rilassati. Lui mi offre da bere e dice vieni in bagno. Sorrido. Sta pensando che sono bella quando sorrido. Dico ok, ti raggiungo. Per un momento leggo i sottotitoli, dicono noia noia e noia. Lui mi aspetta alterato dalle luci blu dei cessi e quando mi vede arrivare è già gonfio. Mi bacia ed il suo alito puzza di vermut. Quant'è bella giovinezza. La scena dopo lui è fuori depresso ed io sono piegata sul bordo del water a vomitare.
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Nemmeno la mattina respira.
Sento i latrati di cani che litigano lontano ed una festa nella casa di sconosciuti a fianco alla mia: risatine, urla, commentano voti, voti e voti a intervalli di vacanze in riviera e risatine monotimbro. Universitari. Sbornia post esame di analisi matematica che dura fino all’alba perché lunedì è un nuovo giorno.
Ditemi che cosa dovrei fare. Non ho mai sonno alle tre del mattino, in TV i Ragazzi del muretto, tutti dormono, fuori è pieno di stronzi. Penso non c’è proprio niente da fare. Leggo qualche pagina del De rerum a intervalli di vuoto. Chiudo gli occhi sdraiata sul letto disfatto. Percorro con le dita sudate i ricami floreali del materasso: immagino prati verde acido e innocenti, piccole margherite. Le margherite sono vergini bianche ed il verde è troppo verde. Margherite e acido. Il verde non è pulito. Chiudo gli occhi.
Stupri pop art.

GlamO'drama #1


Le cose vanno e vengono, nel lasso di tempo che basta appena a farci rendere conto della loro venuta. Nel momento in cui scrivo, un amico conosciuto da mezz’ora mi chiede perché piango. Farfuglio poche cose e penso che stanotte stringerò me stessa ancora più forte, ancora più sola e ancora più forte, ma va bene così.
E poi stanotte il buio è meraviglioso. L’aria, stordita dalla luce dei lampioni, è carica di umidità, e assume una consistenza ovattata. Il tempo sta cambiando, l’autunno è arrivato improvvisamente, gravido di pioggia.
Spengo il cellulare , ok, mi ripeto, va bene così, va bene così. Un tantra. Va fottutamente bene così. Bestemmia. Cazzo.
Nel frattempo voglio PurePoison, e mi sento l’eroina di un’epoca. Maria Antonietta, Lou Salomè, Sylvia Plath, io. La mia vanità si cristallizza in qualche attimo, poi mi sento inutile.
Non sono più Sylvia Plath, Lou Salomè, Maria Antonietta. Sono la vita di F. che si è persa F. lungo una passeggiata e se ne va in giro senza faccia, senza identità.

E mia madre torna a casa e mi urla contro in ordine sparso parassita rovina nullafacente cattiva persona mostro. Come tutti i pomeriggi.
Dico vaffanculo mamma, potevi pensarci due volte prima di cagarmi fuori dal quel buco molle e lasciarmi qua, senza madre, senza padre, senza un cazzo di nessuno a cercare di crescere senza storcermi troppo e cadere non proprio nel fondo ogni volta. Dico vaffanculo brutta troia, scopa con criterio. Sono bulimica, mamma, e scopo ogni volta con uno diverso, mamma. E bevo birra chiara dopo ogni pompino, mamma. E sono ingrassata, non mi entrano i vestiti di latex, chi mi riaccompagnerà a casa stasera? Nessuno mi riporterà a casa stasera. Sono brutta, dici, truccata così? E tu che ne sai? Che cazzo ne sai dall’alto della tua sapienza materna, stronza. Piango che cazzo ne sai. Stronza. Mi lasci qui senza madre a cercare di crescere senza dare troppo nell’occhio. Senza nessuno. Ti sei lasciata scopare per partorirmi e crescermi a odio. Rovino le tue immagini da casa moderna e famiglia Barilla e così tu mi sputi addosso veleno ogni volta, leggermente lontana dai tuoi parametri Happiness poesie clericali mi spiace tanto la vita è bellissima. Però sono bravissima a fare i pompini, mamma, lo sai? Un vero talento. Sono bravissima a vomitare la cena e poi il pranzo e poi ancora la cena. L’importante è pulire il cesso appena finito. Cesso pulito per gli ospiti.


Annullarsi. Distruggere questa persona decisamente non voluta e un poco fragile che annaspa per non affogare. Se fosse per bene faresti del mio culo un business. Ma tu sei una donna per bene.

Stasera mi faccio scopare con forza da un attore di teatro davanti allo specchio grande del suo appartamento in centro. Ho bisogno di bruciare calorie e febbre e rabbia e me stessa. Principalmente me stessa. Lo specchio è ampio, proprio di fronte al letto molto jap stile accanto al quale è poggiata la statua di una dea indiana dalle molteplici braccia su cui poso uno alla volta i miei vestiti. La dea indiana sorregge il mio reggiseno dalle coppe vuote come due uteri tristi. Mi spoglio con la tranquillità di chi è abituata a spogliarsi e quasi mi sento un po’ vecchia.

Sabato 29 Maggio 2010
16:01 PM

Ci sono due cose che ogni donna dovrebbe sapere:
tutto ha un prezzo;
quasi tutto ha un apporto calorico.
A vent'anni, ogni altra informazione è superflua. Guardo la ragazza davanti a me al bancone con malcelato disgusto mentre bevo la mia Diet Coke e penso che la gente è brutta e che io ho voglia di andarmene.
Se salissi su un tavolo bagnata e drogata e svestita probabilmente la serata sarebbe meno triste nel narcisistico pensiero dello spettacolo di me che si trastulla al battito della musica sempre più lontana. Sfoglio le mie pose migliori in tubino nero e stivali di pelle mentre scandisco sorrisi made in Wonderland inturgiditi dal mio Diorkiss preferito.
Ghiaccio tra i denti e pelle calda.
Sesso con alcool o senza?
Dammi un buon motivo per non essere agitata adesso e ti dirò che cocktail sono.
TERRIBILMENTE agitata. Come quando cerchi la fatina della polvere di stelle e ti ritrovi ad ascoltare Trent Reznor pregando dio che il sonno sopraggiunga presto.