GlamO'drama #4


Hai buttato due anni della tua vita piegata su quella merda di cesso e nessuno ti perdonerà mai niente, nessuno ti ridarà mai niente.
Abbuffate compulsive prima d'amore, poi di cazzo, poi ancora di stronzate firmate, di cibo, di associazioni ridicole pro e anti.
E adesso?
Tra poco non avrai più fame di nulla.

Stringi tra le tue braccia questo corpo nuovamente disfatto, solo che adesso lo senti un pò come la fine. Un pò più tuo.

Non è più un estraneo, è solo stanco.
Sei solo stanca.
Stanca.
Sono solo Stanca.
Tanto stanca.

GlamO'drama #3



Dico vaffanculo. Urlo vaffanculo e mi ritrovate a casa nel bagno e mi lavo le mani quasi fino a strapparle. E ancora questa è la mia vita ed io non so come viverla e mentre continuo a non saperlo non la vivo e ancora vaffanculo.
Bimba, gli anni passano.
Perché non ho ricordi? Gli eventi sono scivolati su di me senza attecchire. Da una solitudine all’altra pensavo di sopravvivere e non ho mai capito che la vita era altro. Qualcuno ha succhiato via la mia cognizione delle cose, potrei scopare o guardare un film o comprare cravatte non sentirei la differenza, sospesa in questo stato ovattato di incoscienza in cui il bicchiere non è mezzo pieno ne mezzo vuoto, i suppose.


Devo fermarmi e riprendere fiato.
Il mio ultimo fidanzato ha boicottato la mia vita ed ora si diletta nel letto fresco di una minorenne. Il problema degli uomini sentimentali è che non provano sentimenti reali, ma s' impegnano ad identificare chiunque possa incarnare la loro idea dell’amore nell’amore stesso. Questi innamorati dell’amore hanno donne senza volto, e dimenticano, ricominciano, soffrono, e ricominciano ancora, ed io provo tanta pena e rabbia e rassegnazione e vorrei che dopo di me morissero per l’affronto di ricominciare.
Di sopravvivermi ogni volta.
Mi ha lasciato per cattiva condotta.
Perché io sono romantica soltanto nella perdita.

C’è sempre un punto – dico – dove tutti si fermano ed anche tu ti fermerai. E vorrei che violentassi quel punto con ferocia e mi costringessi a parlare, come un orgasmo doloroso, senza cancelli, e filtri, e limiti, e labirinti. Vorrei metterti in mano il mio cervello e chiederti aiuto. Ma tu non esisti se non quando mi penetri attraverso il cazzo di qualcuno. Ed io che ti chiedo la mutilazione dei miei vent’anni sporchi rimango inascoltata in una pose patetiche mentre gli occhi guardano oltre. Vorrei che mi diceste questo è amore, questo non è amore, questa è dignità, questo è orgoglio, questa è mancanza, questo è perdono. Sono cresciuta ignorando qualsiasi termine di paragone, io non so niente, questo è il mio candore. E conosco soltanto la noia e me stessa da cui qualche stronzo saltuariamente mi distoglie.

Pensiero di oggi/disincanto


mercoledì 12 Gennaio 2011

Piove. Il ponte bagnato come una lingua nera, pende su un esofago salmastro. Adoro camminare sotto la pioggia lungo ponte Marconi, la sera, fino alla metropolitana grigio incubo. Sull'asfalto lascio scivolare i corpi gonfi dei brutti pensieri, la mia mente che non fa pipì da secoli e finalmente può non si trattiene. Sto bene.
L'adolescenza ci ha trascinato ai ventitrè anni a bordo di un vagone Alta Velocità. Siamo scese con l'amaro in bocca e un pò stordite, e quasi sembrano un'anacronismo, ora, le lacrime, le minigonne, l'isteria, l'amore.


Tutte le parole d’amore che ho scritto, le ho scritte per persone che non esistono.

Ogni volta che facevo sesso, da ragazzina, tornavo a casa e mi stringevo forte l’orsacchiotto al petto.


Da qualche parte ho letto che la misura dell’amore è la perdita. Scandisco: la misura dell’amore è la perdita. Accompagno le sillabe con le labbra turgide di Diorkiss alla menta ultrabrillante e il risultato è comunque amaro. Le parole sono ostili.


I am tired, I am weary
I could sleep for a thousand years
A thousand dreams that would awake me
Different colors made of tears.

GlamO'drama #2



Rew.
Riavvolgi tutto.
Comincia dall'inizio.
Incursioni da overdose permanente in pink alle fragole urlante Cherry soft Cherry soft. Ho gli occhi stanchi. Disintegro i contorni. Dita sudate. Disintegro i profili. Sgranami gli occhi e componi pezzi di carne di collage organico bene assortito. Stampa lo sguardo in serie glitter con ombretti incorporati di vetro frantumato illuminante. Imbarazzante. Chimeriche lenzuola opache come carne di morto. Non mi districo. Non mi districo. Amori tossici. Questo non è un amore vero. È un buco perverso. Bulbi rovesciati e vulve troppo aperte. Questo non è amore vero. Labbra che si spezzano . E scivolare nel ventre appena insieme ad una goccia. Rappresa allo stomaco come un grumo non sono assorbita.
Ok. Dico riprenditi.
Stanotte niente luna. Il quadrato di cielo che la finestra della mia stanza ritaglia è cosparso di stelle: grumi di zucchero sfuggiti alla mano di un pasticcere distratto per glassare un'infinita torta viola.
Sono le tre e venticinque di una domenica sorridente.
Il ragazzo di questa sera era incredibilmente magro e bianco. Penso alla sua pelle senza peli. Vomito un po’ e bevo dal cartone del latte. Ha la mia età e so già che non lo rivedrò, scrive poesie mediocri e parla troppo. E troppo in fretta. Io gli dico calmati, sta calmo, rilassati. Lui mi offre da bere e dice vieni in bagno. Sorrido. Sta pensando che sono bella quando sorrido. Dico ok, ti raggiungo. Per un momento leggo i sottotitoli, dicono noia noia e noia. Lui mi aspetta alterato dalle luci blu dei cessi e quando mi vede arrivare è già gonfio. Mi bacia ed il suo alito puzza di vermut. Quant'è bella giovinezza. La scena dopo lui è fuori depresso ed io sono piegata sul bordo del water a vomitare.
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Nemmeno la mattina respira.
Sento i latrati di cani che litigano lontano ed una festa nella casa di sconosciuti a fianco alla mia: risatine, urla, commentano voti, voti e voti a intervalli di vacanze in riviera e risatine monotimbro. Universitari. Sbornia post esame di analisi matematica che dura fino all’alba perché lunedì è un nuovo giorno.
Ditemi che cosa dovrei fare. Non ho mai sonno alle tre del mattino, in TV i Ragazzi del muretto, tutti dormono, fuori è pieno di stronzi. Penso non c’è proprio niente da fare. Leggo qualche pagina del De rerum a intervalli di vuoto. Chiudo gli occhi sdraiata sul letto disfatto. Percorro con le dita sudate i ricami floreali del materasso: immagino prati verde acido e innocenti, piccole margherite. Le margherite sono vergini bianche ed il verde è troppo verde. Margherite e acido. Il verde non è pulito. Chiudo gli occhi.
Stupri pop art.

GlamO'drama #1


Le cose vanno e vengono, nel lasso di tempo che basta appena a farci rendere conto della loro venuta. Nel momento in cui scrivo, un amico conosciuto da mezz’ora mi chiede perché piango. Farfuglio poche cose e penso che stanotte stringerò me stessa ancora più forte, ancora più sola e ancora più forte, ma va bene così.
E poi stanotte il buio è meraviglioso. L’aria, stordita dalla luce dei lampioni, è carica di umidità, e assume una consistenza ovattata. Il tempo sta cambiando, l’autunno è arrivato improvvisamente, gravido di pioggia.
Spengo il cellulare , ok, mi ripeto, va bene così, va bene così. Un tantra. Va fottutamente bene così. Bestemmia. Cazzo.
Nel frattempo voglio PurePoison, e mi sento l’eroina di un’epoca. Maria Antonietta, Lou Salomè, Sylvia Plath, io. La mia vanità si cristallizza in qualche attimo, poi mi sento inutile.
Non sono più Sylvia Plath, Lou Salomè, Maria Antonietta. Sono la vita di F. che si è persa F. lungo una passeggiata e se ne va in giro senza faccia, senza identità.

E mia madre torna a casa e mi urla contro in ordine sparso parassita rovina nullafacente cattiva persona mostro. Come tutti i pomeriggi.
Dico vaffanculo mamma, potevi pensarci due volte prima di cagarmi fuori dal quel buco molle e lasciarmi qua, senza madre, senza padre, senza un cazzo di nessuno a cercare di crescere senza storcermi troppo e cadere non proprio nel fondo ogni volta. Dico vaffanculo brutta troia, scopa con criterio. Sono bulimica, mamma, e scopo ogni volta con uno diverso, mamma. E bevo birra chiara dopo ogni pompino, mamma. E sono ingrassata, non mi entrano i vestiti di latex, chi mi riaccompagnerà a casa stasera? Nessuno mi riporterà a casa stasera. Sono brutta, dici, truccata così? E tu che ne sai? Che cazzo ne sai dall’alto della tua sapienza materna, stronza. Piango che cazzo ne sai. Stronza. Mi lasci qui senza madre a cercare di crescere senza dare troppo nell’occhio. Senza nessuno. Ti sei lasciata scopare per partorirmi e crescermi a odio. Rovino le tue immagini da casa moderna e famiglia Barilla e così tu mi sputi addosso veleno ogni volta, leggermente lontana dai tuoi parametri Happiness poesie clericali mi spiace tanto la vita è bellissima. Però sono bravissima a fare i pompini, mamma, lo sai? Un vero talento. Sono bravissima a vomitare la cena e poi il pranzo e poi ancora la cena. L’importante è pulire il cesso appena finito. Cesso pulito per gli ospiti.


Annullarsi. Distruggere questa persona decisamente non voluta e un poco fragile che annaspa per non affogare. Se fosse per bene faresti del mio culo un business. Ma tu sei una donna per bene.

Stasera mi faccio scopare con forza da un attore di teatro davanti allo specchio grande del suo appartamento in centro. Ho bisogno di bruciare calorie e febbre e rabbia e me stessa. Principalmente me stessa. Lo specchio è ampio, proprio di fronte al letto molto jap stile accanto al quale è poggiata la statua di una dea indiana dalle molteplici braccia su cui poso uno alla volta i miei vestiti. La dea indiana sorregge il mio reggiseno dalle coppe vuote come due uteri tristi. Mi spoglio con la tranquillità di chi è abituata a spogliarsi e quasi mi sento un po’ vecchia.

Neoromanticherie #1



Ogni volta che voglio fare del male ad un uomo dico che abbiamo fatto l'amore, anche se lo so io per prima che abbiamo solo scopato.
Cazzo, solo un pompino si può fare con amore, o una torta.
Nessuno è attento a certe delicatezze, sono tutti presi ad amarsi e a fare l'amore. Bla.Bla.Bla.
A fottersi così tanto che se una donna ti tiene le labbra sull'uccello hai il cervello troppo pieno di stronzate per capire che in fondo, ma manco troppo, è un bacio.

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I baci rimangono appiccicati addosso come le macchie sul mio vestito di seta rosa pallido.
Se provi a lavarlo, fanculo, si raggrizinsce come una prugna secca. Devi tenertelo così, sporco, se ti dice bene con un alone leggermente opaco che puoi dire sempre di non aver mai notato. La macchia che prima non c'era.
Puoi sempre mentire.

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se avessi il tasto REW ti parlerei a cuore aperto. Il mio cuore sono le mie cosce. La mia bocca tu non la conosci.